"E Inter fu". Sono passati diversi minuti dal fischio finale di Inter-Barcellona, ma mi chiedo ancora se sogno o son desto. La squadra di Mourinho per la notte delle notti indossa gli abiti aulici, come direbbe Machiavelli, e annienta niente di meno che i marziani del Barcellona con una prestazione di quelle da far girare la testa. E' serata di gala a San Siro: arrivano i fenomeni, arriva il Pallone d'Oro, l'erede di Diego Maradona. Un po' di paura c'è, e cresce minuto dopo minuto finchè la partita non inzia: il 'Meazza' fa spavento per quanto è pieno e compatto, unito. Tutti insieme, tutti gli interisti per un obiettivo: far capire che l'onore e la grinta dell'Inter possono battere una delle squadre più vincenti e forti di sempre. Non sto qui a raccontare i novanta minuti, quelli li abbiamo visti tutti e speriamo di poterli rivedere tra qualche anno in un bel dvd: mi rimane impresso negli occhi, di questa notte magica, la determinazione di una squadra che ha addirittura avuto la forza di fare tre gol dopo averne subito uno dai marziani blaugrana, e proprio nel momento in cui stava facendo meglio.

Di solito, quando prendi la rete nel tuo momento migliore, quel gol lì ti taglia le gambe: ma l'Inter, lo sappiamo, non è come tutte le altre squadre. E allora bim, bum, bam, tre pere al super Barça alla faccia dei gufi e lezione di calcio. Vada come vada al Camp Nou, ma se Madrid aprisse i battenti al Barcellona e non a questa squadra sarebbe ingiusto per quanto sta facendo questa Inter, ma comunque potremo dire di uscire con orgoglio da una competizione difficilissima. Sei vittorie di fila sono leggenda, nemmeno il Mago Herrera ci era riuscito. Roba da matti. Spero che un giorno i miei nipotini potranno sentire "Julio Cesar, Maicon, Zanetti...", oltre a "Sarti, Burgnich, Facchetti": toh, fa anche rima, chissà se è un caso. Questa squadra sta facendo un miracolo, ma lo sta mettendo in atto con una forza d'animo di quelle che raramente si trovano. Insomma, non sono vittorie trovate per terra, ma conquistate con gioco, sudore, spirito di sacrificio, fame. Ricordo a tutti che abbiamo dato già 3 palloni al Barcellona, dopo che il Chelsea anche ne aveva beccati 3 da noi nel doppio scontro. Se ripenso a Liverpool, Villareal e Valencia mi viene il mal di pancia.

Questa è l'Inter della storia, vada come vada: e per questo ci vuole una parola d'elogio per tutti, o quasi. A partire da Julio Cesar, che in settimana tutti avevano criticato ma che ha risposto con parate strepitose. Si passa per un Maicon immenso, che con due gol di cinque giorni si riscopre bomber oltre che solito gladiatore, per una coppia centrale Lucio-Samuel che Picchi e Guarneri applaudirebbero, due leoni nati per vincere (in particolare un capolavoro a testa: Lucio su Piquè, Samuel su Messi). Poi c'è il capitano, sempre il solito discorso: giocatori così sono irripetibili, teniamoci stretto questo vero Pallone d'Oro che il Pallone d'Oro sulla carta oggi lo ha quasi ridicolizzato (Maradona se lo segni!). Poi ci sono Cambiasso, che avrà rubato 100 palloni, Thiago Motta, che ci ha messo il cuore dopo un primo tempo negativo ed ha sfoderato una seconda frazione pazzesca, e Dejan Stankovic, incubo di Busquets che se lo trovava da tutte le parti. E poi ci sono Wesley Sneijder, un campione vero che ha fatto un gol e mezzo con la freddezza d'un cecchino, Goran Pandev, che Dani Alves non è mai riuscito a contenere, Samuel Eto'o, uno che al minuto 82 è andato a coprire a testa bassa fino alla bandierina, e Diego Milito, il bomber puro che segna sempre e gioca anche con i crampi. Passiamo poi per la professionalità e l'umanità di Chivu, e alla leadership di Materazzi che ringhiava fuori dal campo.

Tutti, ovviamente anche Josè Mourinho che non so più come elogiare, tranne lui: Mario Balotelli. Non ho più parole. Quando andarono dicendo che la frattura era risanata, io ridevo. Ebbene sì, avevo ragione: è un bambino, andasse in un asilo. Merita gli insulti, perchè la maglia della squadra che ti paga profumatamente, che ti ha fatto diventare ciò che sei e che ti sostiene sempre in ogni momento, non la butti a terra così. E la gente che paga il biglietto non la devi trattare così, devi star zitto e pedalare. E se mi vengono a dire che è ancora un bambino, beh se ne andasse in un asilo nido: questa è l'Inter, si comportasse da professionista. La maturità e il rispetto per l'ambiente nerazzurro sono i primi requisiti: non li ha, è palese, dunque può essere un fenomeno ma non merita ciò che ha. Ci dispiace, ma se voleva rovinarci una delle più belle notti della storia recente dell'F.C. Internazionale, non ci è riuscito e non ci riuscirà mai. Tutti in piedi per questi ragazzi, per l'allenatore, per la società, ma non per chi non merita la maglia della Beneamata. Perchè queste notti solo i tifosi interisti e i giocatori veri sanno cosa significano...

Sezione: Editoriale / Data: Mer 21 aprile 2010 alle 00:20
Autore: Fabrizio Romano
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