Bel tentativo. Ieri durante l’udienza a Napoli i legali di Luciano Moggi sono riusciti nell’intento di far prendere in considerazione buona parte delle nuove intercettazioni telefoniche da parte del giudice Casoria, ma hanno commesso un errore che mi auguro paghino con gli interessi: attribuire a Giacinto Facchetti la richiesta di avere come arbitro Pierluigi Collina in occasione di Inter-Juventus, durante un colloquio telefonico con il designatore di allora, Paolo Bergamo. Premesso che questo genere di telefonate, vietato dal 2006, era una prassi (e qui sono d’accordo con i legali di Moggi), e premesso che l’indimenticabile Facchetti si limitava a difendere gli interessi dell’Inter, chiedendo che nella griglia del sorteggio venissero inseriti solo arbitri internazionali (e non uno in particolare…), come logico aspettarsi per una partita di quel tipo, mi sento davvero nauseato per il modo in cui la difesa dell’ex dg juventino stia cercando di screditare altri personaggi del mondo del pallone pur di salvarsi il deretano. Infischiandosene del rispetto per chi, nell’arco della sua troppo breve esistenza, ha fatto della correttezza uno stile di vita, come calciatore, dirigente ma, soprattutto, uomo. Una vergogna davvero che un personaggio come Moggi voglia essere riscattato agli occhi della legge (non certo delle persone) calpestando il ricordo del Cipe, solo perché è l’unica strategia da adottare. Non me ne frega niente se Facchetti o Moratti hanno telefonato a Bergamo (l’uomo dalle mille facce, che diceva sì a tutti…) difendendo gli interessi loro e dei tifosi nerazzurri, tanto sul campo accadeva sempre il contrario.

Anche l’altra telefonata tra Facchetti e Bergamo, quella in cui si parla di un ‘regalino’ e di certe ‘riflessioni’, non può essere presa in considerazione come illecito. Non si tratta di accordi mirati tra le parti, ma di semplice cordialità natalizia. E poi, lo stesso Moratti nel 2006 ammise di aver regalato prosciutti (sono più graditi, perché non vanno mai oltre il Natale, spiegò il presidente), sciarpe o guanti, non certo Rolex d’oro… Insomma, anche in questo caso si può discutere sull’opportunità di certe conversazioni, ma non sulla loro legalità. Quindi, non riscontro nulla di illecito in quelle trascrizioni, che sono lontane anni luce da ciò che diceva Moggi al Pairetto di turno: autentiche designazioni effettuate dal dirigente di una squadra di calcio, alla faccia della trasparenza e in virtù di un sistema che in pochi hanno reso una costante a loro vantaggio e in tanti hanno dovuto accettare passivamente cercando a loro volta di difendersi.

Oggi molti dei tifosi nerazzurri hanno paura, in tanti ci scrivono per sapere come andrà a finire questa faccenda. Non ho la sfera di cristallo, ma a livello penale e sportivo l’Inter non dovrebbe rischiare nulla, anche se uno dei possibili scenari è una piccola penalizzazione. Di certo terreno di scontro sarà, da qui in avanti, quell’ormai famoso scudetto assegnato ai nerazzurri nel 2006, dopo la revoca di due titoli alla retrocessa Juventus. Una decisione mai digerita dal popolo bianconero, che ha visto strapparsi dall’odiata rivale un tricolore apparentemente meritato.

In molti, soprattutto nella Federcalcio, estrapolano il concetto di moralità per mettere in discussione quella decisione, dal momento che oggi neanche la società nerazzurra è senza peccato. C’è chi chiede la restituzione alla Juve di quel titolo, oppure la confisca all’Inter. Ipotesi tutte concrete, ma sapete che vi dico? Se lo tengano quello scudetto, noi non lo abbiamo mai chiesto, c’è stato dato dopo un ‘suggerimento’ proveniente da esperti dell’Uefa. Nessuno di casa interista ha fatto pressioni su Guido Rossi, allora presidente ad interim della Figc, per avere quanto rubato negli anni addietro. È stata una decisione serena, che oggi viene messa in discussione.

Il cosiddetto scudetto di cartone non ci serve, quelli veri (tre consecutivi) li abbiamo vinti sul campo, e con merito. E io francamente voglio questo ancora da assegnare, per il quale ci sarà ancora da lottare fino in fondo, piuttosto che tenermi l’oggetto della diatriba. Nessuno nel 2006 festeggiò quell’assegnazione, quindi quel titolo vale solo per le statistiche e nulla più. Veri sono invece gli scudetti successivi, che il popolo nerazzurro ha celebrato in piazza, alla faccia delle rivali distanti anni luce in classifica. Dunque, me ne frego se l’albo d’oro del campionato, nel 2006, non vedrà più la presenza dell’Inter tra i vincitori. Preferisco che la Beneamata compaia al termine di questa stagione.

Avrei dovuto parlare anche della partita di ieri sera a Firenze in Coppa Italia, e rimedio brevemente: ottima prestazione, buon uso del turn over e finalmente una vittoria convincente, quando tutti aspettavano la squadra di Mourinho al varco. Il primo attacco al Grande Slam è fallito, siamo ancora in corsa su tutti i fronti, con buona pace della Fiorentina e di chi ancora sosteneva la tesi del biscotto. Non lasciare nulla per strada, d’ora in avanti è questo il moto in casa interista e Mou lo sa bene. Cercare di vincere la maggior parte dei titoli deve essere una missione, che dopo ieri sera è ancora legittima. Avanti così dunque, adesso sotto con la Juventus, per una sfida che vale molto più di 3 punti: scudetto e orgoglio.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 14 aprile 2010 alle 10:35
Fabio Costantino
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Fabio Costantino
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Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.