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Ibrahimovic: "In Italia conta solo la vittoria"
08.02.2010 14:52 di Fabio Costantino   articolo letto 1976 volte
Fonte: Gazzetta.it

Il gol arriverà, non è un cruccio per Ibrahimovic. Lo svedese, a secco nelle ultime 9 partite, si confida a Periodico, giornale politico spagnolo: “Non sono preoccupato, mi è già successo altre volte, all’Ajax, alla Juventus, all’Inter: comincio bene, poi mi fermo, poi riparto: un po’ come sulle montagne russe. Sono un 9, è importante segnare, ma non è tutto o almeno non è tutto per me. Se partecipo al gioco e faccio un assist a un compagno mi sento bene lo stesso". Poi, non manca la solita stilettata al calcio italiano: “Qui al Barcellona mi sembra di essere tornato ai tempi dell’Ajax. In Italia il gioco non interessa, li serve un 1-0, non conta niente altro che la vittoria. E se uno pensa a giocar bene ti dicono: ‘Hai giocato bene, però non ha vinto niente, eh?’. Per loro non conta il buon calcio”.

Ibra torna a dispensare complimenti a Guardiola, paragonandolo ad altri allenatori che lo hanno gestito in Italia: "Guardiola pensa come un calciatore, è molto attivo, partecipa tanto agli allenamenti. In passato ho avuto tecnici più passivi, gente più abituata a comandare che a spiegare le cose. Pep non è un poliziotto che da ordini, un dittatore che impone obblighi. È più un professore didattico che istruisce. Capello, Mancini, Mourinho non erano così attivi. Capello e Mourinho ti spiegavano le cose con una lavagna, il mister entra in campo. È stato un grande giocatore e sa ciò che pensa un calciatore".

Infine, nell'intervista c'è anche un paragone tra spogliatoio blaugrana e nerazzurro: "L’ambiente dello spogliatoio è ottimo. Lo era anche a Milano però di qui mi piace la mentalità: arrivi al campo e vedi Xavi, Messi e Iniesta che prendono il pallone e cominciano a giocare. In Italia aspettavi l’arrivo dell’allenatore chiacchierando, seduto in panchina. Qui mi sembrano come i ragazzini alla ricreazione, sono sicuro che se dovessi chiamarli in mezzo alla notte per una partitella verrebbero tutti: non è solo che vogliono giocare, è che si divertono”.


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