Ricordo come se fosse ieri la telefonata di Fabrizio Romano del 12 marzo 2013 in cui mi anticipava il presagio a cui tutti stiamo assistendo in queste ore di fuoco: "Stramaccioni andrà via, Mazzarri è il primo nome". Sarò sincero. Stentavo a credergli, come stentavano a pensarci tutti quei colleghi che fino all'indecorosa prestazione di domenica sera davano per certa la conferma di Stramaccioni: 100%, 10000%, 99,99999%. In questo arco di tempo abbiamo visto l'Inter soccombere sotto i colpi di qualunque avversario, perdere senza attenuanti, subire imbarcate di reti, battere record storici negativi. I tifosi hanno pensato quasi con rimpianto alle annate peggiori, dimenticate poi con il ciclo di trofei Mancini-Mourinho. Abbiamo visto un allenatore presentarsi davanti alle telecamere, in conferenza stampa e in zona interviste con una faccia rassegnata, quasi adagiata sulle sfortune a cui l'Inter per un disegno malvagio della dea bendata (non l'Atalanta, che tra andata e ritorno contro l'Inter ha messo a segno 7 reti) doveva sottoporsi.
Ma tutto questo non poteva durare. Il primo a saperlo era proprio Massimo Moratti. A più riprese il presidente nerazzurro ha sostenuto pubblicamente quel neo-patentato a cui un anno fa aveva dato le chiavi di una Ferrari. Le sue conferme sotto la Saras, nei garage di San Siro e nei post-partita, non sono mai sembrate conferme nette e convinte. Ma nonostante i messaggi d'incitamento e i tanti discorsi fatti all'allenatore e alla squadra, i risultati non sono che peggiorati. La ciliegina su una torta (ormai scaduta) è arrivata contro l'Udinese. Per esattezza cinque ciliegine: quelle che hanno messo in evidenza tutte le difficoltà di una squadra che tra tante riserve contava un valore di mercato vicino agli 80 milioni di euro. Qualcuno ci ha preso per folli o per faziosi quando abbiamo insistito con perseveranza sulla nostra tesi. Il presidente si è riservato fino all'ultimo la facoltà di decidere. Ricordo ancora la domanda di una collega: "E' il momento di parlare del futuro dell'allenatore?". "Non ancora", rispose il presidente. Era martedì 14 maggio, fine consiglio d'amministrazione della Saras. Quel non ancora aveva un valore di fuoco, perché Moratti stava già pensando a un successore. In molti invece l'hanno interpretata o l'hanno voluta interpretare in maniera positiva, accusandoci quasi di essere stati faziosi nell'aver titolato la copertina di FcInterNews con un "Moratti: conferma Strama? Ora no". Perché Moratti non si è convinto dopo il ko con l'Udinese, che non è stata altro che una conferma. In società molti dirigenti (Tronchetti, Fassone e Angelomario Moratti) hanno da mesi spinto verso questa direzione e il presidente dopo il tracollo non ha fatto altro che convincersi.
Il futuro ora ha un nome e cognome: si chiama Walter Mazzarri. Il tempo di raggiungere un accordo economico delicato e poi il via agli annunci ufficiali (Moratti vuole dare in contemporanea esonero e benvenuto). Oggi un sms di cui non rivelerò il mittente ha sciolto ogni dubbio. Poi nel calcio, come nel mercato, la palla è rotonda. E tutto rischia di sfumare per dettagli. Ad oggi però c'è una grande certezza: Andrea Stramaccioni saluta l'Fc Internazionale. Ha avuto sfortuna, tanti fattori negativi, dagli infortuni a decisioni sfavorevoli. Ma anche qualche colpa, magari come chi non lo ha difeso a dovere. E dopo 16 sconfitte in campionato, -2 di differenza reti (non accadeva dal 1942), nono posto e preliminari di Coppa Italia sarà difficile, comunque, pensare di rimpiangerlo. Ai posteri l'ardua sentenza, intanto i migliori saluti.
"Branca ha detto che anche nella prossima stagione sarà un’Inter con lui e Stramaccioni? Ha anche aggiunto che decido io. E questo mi trova molto d’accordo. Se ho già preso la mia decisione? - continua Moratti -. Ci si pensa ogni giorno per vedere cosa fare, per conto mio diciamo che mi sta bene così. Ma con risultati diversi". Massimo Moratti 11-03-2013
Autore: Mario Garau / Twitter: @MarioGarau
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