Ancora un paio di giorni di pazienza e potremo archiviare definitivamente questa dannata stagione. Finalmente nelle dichiarazioni di rito non ci sarà più la volontà di concentrarsi solo sul prossimo avversario (come se finora fosse servito a qualcosa), ma bisognerà senza giri di parole fare chiarezza su quello che i tifosi nerazzurri dovranno aspettarsi per la prossima stagione. L’unica certezza è che durante la settimana, Tim Cup a parte (non da agosto, proviamoci…), ci toccherà amaramente sintonizzarci sulle partite delle altre, ripensando tra una gufata e l’altra a quanto è deprimente non disputare le coppe. Persino la tanta bistrattata Europa League sarebbe stata gradita, ma tant’è. Abbiamo tutto il tempo per farcene una ragione, l’importante è che da questo gap infrasettimanale si traggano vantaggi. Questi però sono discorsi che lasciano il tempo che trovano, dal 91esimo di Inter-Udinese il tifoso nerazzurro si aspetta solo fatti, non belle parole o promesse da marinaio. A illuderlo pensano già troppi organi di informazione, che non sia la fonte primaria a rincarare la dose di morfina per alleviare il dolore degli ultimi tempi.
Da tempo in casa Inter si sostiene che la strategia della prossima stagione è in atto da mesi, lo confermano i 5 acquisti già completati. Ma trattansi di un banale antipasto, la fame di piatti gourmet è tanta e non ci si potrà di certo accontentare. Da quanto Moratti ha fatto intendere, il mercato non attenderà l’eventuale ingresso di nuovi soci nel club, per quanto ne otterrebbe indubbio giovamento. Ma il grosso guaio a Chinatown ha insegnato che in certe situazioni è meglio cominciare a muoversi per conto proprio, senza attendere che gli intrecci finanziari diventino concreti. Saggio, ma è impossibile sottovalutare che la campagna acquisti non potrà, in siffatte condizioni, essere particolarmente briosa. Nelle ultime settimane la nostra casella mail è stata inondata da tifosi che si sbilanciano in consigli per rinforzare la squadra, con tanto di indicazioni economiche e bilanci finali alla voce spesa/incasso. Idee molto interessanti alcune, peccato che la realtà non sia mera matematica, dove basta cedere per 40 e acquistare per 39 per solleticare piacevolmente il bilancio.
Per cedere servono acquirenti disposti ad accontentare le richieste, per acquistare servono soldi o quanto meno idee intelligenti. “Liberarsi” di 6-7 giocatori che non hanno brillato nella stagione attuale, portando in casa un tesoretto da reinvestire, non è una passeggiata. Così come non ha senso dare addosso al BrancAusilio perché non vi riescono. Troppe le variabili in gioco per limitarsi a semplici operazioni matematiche, alla fine x, y e k rappresentano ostacoli ben celati alla felice riuscita di qualsiasi operazione di mercato. Ma al tifoso, il vero punto di riferimento, questo non interessa: certe scusanti reggono poco dopo una stagione drammatica. Tergiversare sarebbe controproducente, dare subito risposte positive il modo migliore per assicurarsi la pazienza e il supporto di chi l’Inter la ama a prescindere, ma è pronto anche a porre domande in modo plateale a chiunque non la rappresenti nel modo giusto. E ogni domanda implica, in modo naturale, una risposta. Convincente, possibilmente.
Una risposta come quella che richiede il quesito fondamentale: chi sarà l’allenatore che dovrà riscattare gli ultimi 5 disastrosi mesi di questa gloriosa squadra? Da Appiano Gentile e Corso Vittorio Emanuele filtra solo una risposta: Andrea Stramaccioni. Il datore di lavoro (Moratti) lo ha fatto intuire in tutte le salse, ma ancora non ha pronunciato la frase che legittimerebbe il concetto: Stramaccioni resta anche per la prossima stagione. Questione di dettagli, di sensazioni, le stesse che non convincono una buona fetta della stampa italiana, che insiste sull’ipotesi Mazzarri per il rilancio nerazzurro. Perché? Non bastano le parole del presidente che non ha mai messo in dubbio la conferma dell’attuale tecnico? Evidentemente no. Personalmente, e lo sostengo da tempi non sospetti, concederei all’allenatore di San Giovanni un’altra chance per dimostrare di essere da Inter. Troppe le variabili (sempre loro) che hanno inficiato il suo lavoro nel 2013, impossibile esporsi in una valutazione definitiva e serena. Per me dunque sarebbe corretto optare per la continuità e mi auguro che Moratti sia davvero di questa idea.
Anche perché l’alternativa, Walter Mazzarri, non suscita particolari emozioni tra i tifosi, ai quali evidentemente il mister toscano non è gradito. Seguo il lavoro di Mazzarri da anni, soprattutto dal 2006 quando guidò la Reggina a una straordinaria rimonta da -11 di penalizzazione post-Calciopoli portandola alla salvezza, con un Intertoto virtuale se gli arbitri non avessero adottato la rappresaglia contro le squadre implicate nello scandalo. Un miracolo, insomma. Poi l’esperienza positiva con la Sampdoria, quindi il Napoli, dal 2009. Quattro anni che hanno riportato ai vertici del calcio italiano la società partenopea, un progetto con la ‘P’ maiuscola che sta per concludersi, nonostante l’insistenza di De Laurentiis. Mazzarri vuole l’Inter, si dice. Non il contrario. Già, perché se davvero Moratti avesse già scelto il 51enne mister di San Vincenzo lo saprebbero persino i muri. Non a caso, il numero uno di Corso Vittorio Emanuele 2, se si “innamora” di un allenatore non tergiversa (Ranieri e Stramaccioni lo sanno benissimo, ma anche Mancini, Mourinho e Leonardo), ma si lancia a peso morto sull’obiettivo. È chiaro che Mazzarri non rappresenti una sua priorità, non lo convince del tutto. E troppe volte si è pentito di aver fatto scelte suggerite da collaboratori.
Dopotutto, se Strama, in compagnia di Branca e Ausilio, vengono spesso beccati da Google Earth dalle parti della sede, un motivo ci sarà. La programmazione per la prossima stagione è in corso, i profili necessari per ripartire con slancio sono stati individuati, i nomi alla voce “acquisti” abbondano e si prospetta un’estate scoppiettante sotto questo aspetto. Che senso avrebbe, dopo cinque acquisti da lui avallati, cambiare allenatore e magari strategie di mercato? Roba da old style nerazzurro, quello che vive delle reazioni di pancia di Moratti e mira a vincere tutto e subito, sine grano salis. La continuità è una dote per chi si pone obiettivi a medio termine, anche per questa ragione auspico delle operazioni di mercato intelligenti, soprattutto dedicate ai giovani. Magari non andranno sulla prima pagina del Time, ma nel lungo periodo possono diventare l’ossatura dell’Inter che verrà. Juan, Kovacic e Icardi potrebbero essere la spina dorsale del futuro nerazzurro. Il croato e l’argentino sono costati bei soldini, ma alzi la mano chi si è pentito degli 11 milioni più bonus sborsati per Kovacic. E tra qualche mese farò la stessa domanda sui 12,5 milioni spesi per Icardi. Perché la verità è una sola: chi investe sui giovani di talento non sbaglia mai, tecnicamente o finanziariamente. Si pensi a Castaignos: plusvalenza di 6 milioni di euro dopo una stagione deludente e un solo gol all'attivo in Italia. Buttali via…
In attesa dell’altro colpo alla Kovacic che la dirigenza si augura di mettere a segno, da questa pagina web vorrei oppormi fermamente alla cessione di Handanovic e Guarin. Capisco che di questi tempi per acquistare si debba prima incassare, ma non è privandosi dei tuoi migliori giocatori che rinforzi la squadra. Di operazioni stile Ibrahimovic-Eto’o + 50 milioni di euro non se ne realizzeranno più nella storia del calcio, inutile sperare nella replica. Oggi se hai in squadra ottimi giocatori e vuoi riscattare una stagione disgraziata, rinunciare a loro è l’unica scelta da non prendere. Anzi, è intorno a questi punti fermi che bisogna ricostruire, traendo lezioni dagli errori per non ripeterli più. Non pretendo arrivi multimilionari, sarebbe ingenuo, ma gente adatta alle necessità dell’allenatore, che possa sollevarlo da preoccupazioni tattiche e soprattutto da giustificazioni. Nessuna rivoluzione, bastano tre innesti di qualità per restituire l’Inter al gotha del calcio italiano. Un esterno destro, un centrocampista e un attaccante esterno. Servono tre acquisti per rendere nuovamente questa squadra competitiva e consentire a Stramaccioni di lavorare senza magheggi e improvvisazioni tattiche. Il resto toccherà a chi avrà il dovere di riscattare l’ultima stagione, perché sarebbe troppo facile fare le valigie dopo mesi di così basso profilo. Tanta gente è attesa al varco, alcuni giocatori se ne andranno per ovvia incompatibilità con l’ambiente e altri li sostituiranno consapevoli di dover subito dimostrare qualcosa. Tra poco sapremo i nomi di chi dovrà raccogliere un retaggio doloroso e condividerlo con i compagni confermati, l’importante è che in tutti ci sia un’unica motivazione: restituire orgoglio all’Inter e ai suoi tifosi.
Ultimo messaggio ai tanti lettori che spesso e volentieri, scrivendoci, invitano Moratti ad andarsene. Non parlo da morattiano straconvinto, ma da tifoso che ha la presunzione di definirsi equilibrato, per quanto le due caratteristiche se accostate diano origine a un ossimoro. Moratti deve restare alla guida dell’Inter, questa società senza di lui non sarebbe la stessa. E poi, rispondendo a quei lettori, pensate davvero che il presidente non stia cercando di risollevare finanziariamente la sua azienda di famiglia (non la Saras, ma quella a cui tiene di più)? Ha aperto le porte a potenziali soci, evento storico per uno come lui che non dividerebbe mai la sua Inter con altri. Vuole regalare uno stadio ai tifosi, senza doverlo condividere con i colori sbagliati di Milano. Ha speso patrimoni per dare soddisfazioni a chi come lui ama questa squadra. E ora dovrebbe andarsene? Magari dovrebbe tirarsi fuori lasciando il club senza paracadute (acquirente), no? Destino scontato, se lo facesse davvero: chiusura dei battenti, una bella asta fallimentare per ripianare i debiti e si riparte dalla lega dilettanti con un’altra denominazione sociale. È già successo ad altre società, non è fantasia. Prima o poi un imprenditore investirà denaro nel brand Inter, ma serve pazienza. Guai però a chiedere la testa del presidente, senza lui alla guida tutto sarebbe diverso. E diverso non significa migliore.
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