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Le parole di Coppola, la sentenza su Maicon e quel fastidioso sospetto...
Sarà una coincidenza, ma l'episodio messo in vetrina dal teste di Calciopoli, per cui non ci sono prove, somiglia molto alla situazione che ha portato alla decisione di confermare la squalifica del brasiliano
04.12.2009 19:56 di Fabio Costantino   articolo letto 3857 volte

Tempismo perfetto. Neanche fosse stata ragionata a tavolino, la testimonianza del signor Rosario Coppola arriva puntualmente a scuotere l’ambiente nerazzurro prima di Juventus-Inter. Come se questa partita sentisse il bisogno di un episodio che le iniettasse un po’ di adrenalina. Per quanto si tratti di una banalissima dichiarazione che per il momento non è suffragata da alcuna prova, resta il sospetto (senza alcuna dietrologia, sia ben chiaro) che possa essere finalizzata a influenzare la vigilia e l’andamento del match di domani sera a Torino, quando si affronteranno le due squadre protagoniste, chi uin un senso, chi nell’altro, dello scandalo di Calciopoli. Dal tribunale di Napoli viene così inviato un messaggio: non è la Juventus l’unica colpevole, c’è del marcio anche a Milano, sponda nerazzurra. E chi lo dice? Un ex guardalinee, che indossando i panni del pentito ricorda che nel lontanissimo 2001, in occasione di un non certo indimenticabile Inter-Venezia (2-1 per i nerazzurri, gol decisivo all’89’ di Adriano), ha ammesso di aver subito pressioni da parte dell’allora designatore arbitrale Mazzei affinché ammorbidisse il referto arbitrale e salvasse Ivan Cordoba da una squalifica.

Il colombiano era stato infatti espulso al 34’ per una gomitata ai danni di Bettarini, che lo stesso Coppola aveva segnalato al direttore di gara Rosetti, invitandolo a prendere il provvedimento. Nella sua testimonianza, l’ex segnalinee ha detto di essersi rifiutato di ‘ammorbidire’ il referto e scagionare Cordoba (che rimediò 2 turni di stop) nonostante le pressioni, rimanendo fuori dal calcio che conta da quel momento in poi. Frasi pesanti, che tirano pesantemente in ballo i nerazzurri e li coinvolgono nello scandalo Calciopoli. Peccato che l’episodio risalga al 2001, cinque anni prima che scoppiasse il temporale sul nostro calcio. Ammettendo che anche all’epoca i complotti erano parte integrante del nostro sistema, significherebbe tornare a indagare anche sugli anni passati e potrebbero emergere ben altre situazioni che porterebbero a ulteriori pesanti penalizzazioni. Non necessariamente nei confronti dell’Inter, sia ben chiaro. Probabilmente, se le procure aprissero altri fascicoli e andassero a ritroso, fatti e avvenimenti a cavallo tra questo e lo scorso secolo, finora nascosti e ignorati, porterebbero a nuovi scenari che farebbero tremare le ginocchia di chi ancora non ha smesso di guardarsi le spalle per il timore di vedersi smascherare altri misfatti.

Ma certi discorsi sono prematuri, senza uno straccio di prova lasciano il tempo che trovano, così come le parole di Coppola. Che, tra l’altro, in quella partita riuscì a combinarne di cotte e di crude. Non solo fu l’unico a vedere la gomitata di Cordoba a Bettarini (lo stesso Rosetti non se ne accorse), ma ignorò una trattenuta dello stesso Bettarini in area di rigore ai danni di Sergio Conceiçao e fece altre segnalazioni che non convinsero più di tanto. Forse, al di là della presunta richiesta di Mazzei (il quale, forse, voleva che il colombiano non venisse punito oltre modo perché incolpevole…), il signor Coppola è finito ai margini della categoria a causa dei suoi errori, e non per macchinazioni altrui. Un ultima annotazione: l’episodio della pressione fatta ad arte per ammorbidire il referto di un guardalinee ed evitare una squalifica a un giocatore dell’Inter ricorda molto il caso Maicon. La testimonianza del teste è arrivata poco prima che la Corte Federale si riunisse per decidere se ridurre la sospensione del brasiliano e consentirgli di scendere in campo contro la Juventus. Sarebbe maligno pensare che queste parole siano state messe sul tavolo per mettere pressione e ‘indirizzare’ la sentenza? Probabilmente è solo una coincidenza, intanto però sappiamo tutti come si è pronunciata la Corte Federale a riguardo…


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